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Riforma Universitaria?

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QUALCHE RIFLESSIONE SU QUEL CHE STA ACCADENDO IN UNIVERSITÀ
E... IN PIAZZA
Nelle settimane passate, il Corriere ha pubblicato una serie di articoli sullo stato dell'università pubblica italiana. Alcuni di questi, firmati da S. Rizzo e G. A. Stella, documentavano situazioni di degrado specifiche, altri, e in particolare uno a firma di F. Giavazzi, contenevano una valutazione più globale dei problemi che assillano l'università. Il quadro generale che ne esce è questo: l'università spreca le risorse che ha a disposizione, sia perché sperpera il denaro in spese stravaganti sia perché troppo spesso recluta il proprio personale in base alla fedeltà e non in base al merito..

Questi articoli si astengono dal concludere esplicitamente che i tagli introdotti dalle leggi varate recentemente dal governo sono giustificati. Tuttavia, questa conclusione sale spontaneamente alle labbra del lettore che scorre il lungo elenco di spese insensate descritto da Stella sul Corriere dell'1-11-2008.
I casi descritti da Stella, se veri, sono senza dubbio emblematici di una situazione di degrado e molte osservazioni di Giavazzi contengono degli elementi di verità. Eppure il quadro complessivo che si ricava da questi articoli a noi pare profondamente distorto e vorremmo spiegarne la ragione. In primo luogo, consideriamo due casi che sono altrettanto emblematici dei casi descritti da Stella, anche se non ugualmente al centro dell'attenzione mediatica. Il primo è quello di un assegnista del nostro dipartimento, F. D., che sta attualmente trascorrendo un periodo di studio in un'università statunitense (Stanford University). Di recente, F. D. ha pubblicato un articolo in una rivista internazionale del gruppo Springer che è tra le più importanti per il suo campo di ricerca. Il secondo caso è una studentessa di dottorato, E. O., in procinto di partire per un'università tedesca (l'Università di Tuebingen). E. O. è stata ammessa al dottorato in filosofia della Statale senza una borsa di studio, tuttavia ha ottenuto una borsa da una fondazione privata che le permetterà di trascorrere un semestre in Germania all’università di Tuebingen. Si tratta di studenti fuori dal comune? No. Sia F. D. che e E. O. sono ottimi studenti, ma ce ne sono altri così, sia nel nostro dipartimento che in dipartimenti di altre università.
Bene, ora possiamo vedere che cosa c'è di sbagliato nella reazione spontanea "ben vengano i tagli!" suscitata dai casi descritti da Stella. Se vengono i tagli previsti dalle misure varate al governo, studenti come F. D. e E. O. salteranno semplicemente il turno: nell'università italiana non entreranno mai. E, badate bene, non stiamo solo parlando dei tagli previsti della legge 133, stiamo parlando del decreto legge 180 appena varato dal governo (“Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca”, Gazzetta ufficiale del 10-11 2008). In base a queste misure, per gli Atenei che superano il 90% delle spese di personale c’è il blocco immediato del turn-over; gli atenei che non superano il 90%, a causa del taglio dei finanziamenti mantenuto nella Finanziaria, lo supereranno ben presto, con lo stesso risultato di arrivare al blocco del turn-over. Questo significa che, quando F. D. e E. O. termineranno il loro periodo di apprendistato, non potranno trovare lavoro nell'università italiana. Stiamo dicendo che dovrebbero avere un lavoro assicurato all'università? No. Stiamo dicendo che dovrebbero avere una possibilità. Con questi tagli non ce l'avranno.
I tagli sono così: colpiranno F. D. e E. O e altri studenti come loro, non certo gli sprechi dei "baroni".
Stiamo difendendo i concorsi truccati, la selezione del personale docente in base alla fedeltà invece che in base al merito? No. Stiamo semplicemente dicendo che i tagli varati dal governo non risolvono nessuno di questi problemi e colpiscono invece in modo indiscriminato chi non ha alcuna responsabilità dell'attuale situazione di degrado. Il punto è che casi come quelli di F. D. e E. O. non sono meno emblematici di casi in cui la selezione premia la fedeltà invece del merito. I criteri di selezione dell'università italiana non sono rigorosi. Per questa ragione i criteri vanno cambiati, perché ci sono studiosi meritevoli che dovrebbero essere selezionati invece di quelli mediocri. I tagli del governo renderanno l'università inaccessibile anche per chi all'università ci dovrebbe stare, peggiorando ulteriormente la qualità dell'università pubblica.
Minimizzare la portata di questi tagli, oltre che ingiusto verso molti di coloro che saranno colpiti, rende un cattivo servizio all'intera comunità.

Firm.to: Edoardo Ballo, Maria Cristina Bartolomei, Silvio Bozzi, Chiara Cappelletto, Mauro Carbone, Paolo D'Alessandro, Miriam Franchella, Marco Geuna, Maddalena Mazzocut-Mis, Markus Ophaelders, Elisa Paganini, Massimo Parodi, Andrea Pinotti, Stefano Simonetta, Paolo Spinicci, Andrea Zhok, Sandro Zucchi
(docenti del Dipartimento di filosofia dell'Università degli studi di Milano)
Ultimo aggiornamento ( Sabato 10 Gennaio 2009 11:15 )  

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